Ecco in breve la mia storia nel mondo della chirurgia refrattiva. Miope, astigmatica e portatrice di lenti a contatto da circa 15 anni nel dicembre 2008 mi reco da un oculista rinomato per un controllo e questo mi propone la PRK, mi fa molta fretta dice che posso operarmi anche solo dopo 15 gg. senza lenti e che devo prenotare subito.
Tutta questa fretta non mi convince ma l'idea dell'operazione comincia a farsi strada nella mia mente.
Vado da un medico molto quotato della mia zona che opera mediante procedura LASIK, ma al momento della mappa corneale l'apparecchio di cui dispone (piuttosto vecchio) non funziona in modo ottimale. Lui e la sua assistente mi allargano le palpebre fino a farmi male e provano e riprovano insistentemente alla fine rinunciano e mi dicono che l'esame è una formalità prevista per legge ma che il mio occhio è sano e perfettamente idoneo e vuole quindi fissarmi un appuntamento per l'operazione.
Prendo tempo perché in definitiva non mi fido. Purtroppo però l'idea di poter fare l'operazione ormai si è impossessata di me come un morbo, penso che devo solo trovare il centro che mi garantisca maggior professionalità.
Approdo ad un altro centro consigliato da amici, nel gennaio 2009 mi fanno tutti gli esami, sembrano professionali, anche se le visite sono un po' veloci e senza spiegazioni, alla mia paura di aloni notturni minimizzano rispondendo che con i laser di ultima generazione questo problema non c'è più. Il medico non mi presenta nessun rischio o effetto collaterale, la pubblicità parla di un altissimo grado di soddisfazione dei pazienti e alcuni miei amici si dicono contenti dell'operazione.
In internet trovo alcuni siti italiani che parlano di rischi ma questi sono tutti presentati come effetti collaterali curabili e temporanei. Leggo anche sul sito Malavista ma sembrano tutte testimonianze di operazioni di qualche anno fa quando i macchinari erano molto meno sofisticati. Comunque il fattore predominante era il desiderio e il bisogno psicologico di liberarmi dagli occhiali in un periodo particolare della mia vita e mai avrei previsto allora di finire fra gli amici di Fabio Marengo.
Decido di proseguire presso il centro e mi operano nel febbraio 2009.
Dopo alcuni giorni invece che migliorare non vedevo più nulla e soffrivo di uno stato d'ansia dilaniante a cui non ero stata preparata, quello che mi faceva soffrire di più è che non riuscivo più a vedere nemmeno il visino delle mie bambine. Ho contattato subito l'oculista che mi ha detto per telefono di non preoccuparmi e di recarmi alla visita il giorno previsto senza fretta. In quella visita e in tutte quelle successive la versione del mio oculista era che nonostante fossi un caso raro si trattava sempre di piccoli disturbi e andava tutto bene e che dovevo solo aspettare e soprattutto che non avevo bisogno di cure particolari, la qual cosa già mi sembrava contraddittoria rispetto alla rarità della mia situazione. In realtà anche se la vista intanto migliorava sensibilmente un occhio era sempre infiammato e dolente.
Da allora soffro di scarsa lacrimazione a causa dell'irregolarità della ricrescita dell'epitelio corneale, ho avuto alcune abrasioni corneali, un'infezione, infiammazione continua di un occhio, ultimamente vedo anche come dei filamenti quando guardo un fondo chiaro e temo siano quelle che chiamano "mosche volanti".
I miei tempi di lavoro sono notevolmente ridotti dall'infiammazione dell'occhio più compromesso, non posso più usare il computer come prima e passo la maggior parte del mio tempo a preoccuparmi dei miei occhi e a temere la prossima abrasione corneale che so potrebbe capitare da un momento all'altro. Inoltre nonostante la promessa di nuova vita senza occhiali o lenti che mi avrebbe permesso di godere al meglio delle mie passioni sportive, che sono in particolare sci e nuoto, ora non scio e non nuoto più, non vado neanche in bicicletta per evitare infiammazioni, abrasioni e chissà cos'altro.
Sono molto arrabbiata per alcune cose che considero disoneste di cui sono stata vittima e cioè: assenza completa di informazione medica diretta su effetti collaterali e rischi (prima dell'operazione ho partecipato ad una riunione collettiva in cui si parlava solo delle terapie post intervento nessun accenno neanche breve sui rischi neanche durante le visite); ho firmato il consenso informato in piedi in una stanza piena di gente in coda per fare la stessa cosa e nessun medico mi ha spiegato termini oftalmologici per me incomprensibili; non mi è stata rilasciata copia del consenso informato da leggere a casa prima dell'operazione; sono stata informata sui tempi lunghissimi di recupero della vista per via del mio difetto visivo solo dopo l'operazione; nei casi di dolori e episodi di abrasioni mi sentivo del tutto abbandonata al mio destino mi si diceva cioè di stare tranquilla che andava sempre tutto bene.
Ripensandoci non c'è stata nessuna volontà da parte dell'oculista di assicurarsi che io abbia ben compreso le eventuali complicanze, tutto mirava solo ed esclusivamente a raccogliere la firma di consenso anzi di numerosi consensi nel più breve tempo possibile. In definitiva sono convinta che questi medici si siano approfittati del mio bisogno psicologico in una situazione di crisi personale per incrementare con pochi scrupoli il loro reddito e quello che mi sembrava un centro professionale si è rivelato una catena di montaggio del laser correttivo.