Se siete affetti da miopia e state pensando di sottoporre i vostri preziosissimi occhi al laser, per cercare di eliminare o ridurre la dipendenza dagli occhiali, prima di decidere vi raccomando di leggere la mia drammatica esperienza.

Anche se ricordare quei fatti mi costa molto sul piano emotivo, sento il dovere morale di esporli affinché riflettiate a lungo sulla possibilità che, per i motivi più diversi, l'intervento non abbia il buon esito promesso. E ciò malgrado vi siate affidati a specialisti che vantano una esperienza pluriennale nel settore.

Se, in particolare, avete una scarsa lacrimazione allora evitate ogni tipo di intervento refrattivo, in quanto è elevatissimo il rischio di subire danni irreparabili alla cornea.

L'intervento laser refrattivo, che si esegue principalmente con due diverse tecniche (Prk, Lasik), mira a riportare alla forma normale la curvatura della cornea nella sua parte centrale, limitatamente a una zona ottica circolare poco più estesa del diametro della pupilla.

La mia situazione prima dell'intervento.
A quel tempo, nel 1999, per correggere la mia miopia di livello medio portavo gli occhiali e, grazie ad essi, avevo un ottimo visus di 10 decimi in entrambi gli occhi.

L'azione dei media, che dipingeva le meraviglie della chirurgia laser refrattiva minimizzandone i rischi, mi indusse a pensare all'eventualità di sottopormi all'intervento.

Anche i casi di operazioni ben riuscite di alcune persone che conoscevo rafforzarono tale intenzione. Specifico che non ero interessata all'intervento per motivi estetici, bensì per cercare di ridurre la dipendenza dagli occhiali da vista, almeno in situazioni di emergenza. Senza gli occhiali, infatti, non vedevo che ombre indistinte nella nebbia.

Assolutamente importante, però, era che L'INTERVENTO FOSSE PRIVO DI RISCHIDI ALCUN TIPO. Nessun obbligo terapeutico mi conduceva al laser “a tutti i costi”. Avevo portato gli occhiali per 35 anni e potevo benissimo continuare così per tutta la vita !

La visita preliminare

Nell'ottobre 1999, quando avevo 48 anni, mi recai presso un noto ambulatorio oculistico privato della città di xxxxxx, e mi sottoposi a una VISITA PRELIMINARE , allo scopo di stabilire se senza correre rischi fossi idonea a un intervento laser per la riduzione della mia miopia di livello medio (-7 diottrie).

Il direttore, dr. X, noto e stimato specialista di chirurgia refrattiva, dopo avermi sottoposta ad alcuni esami, diagnosticò che avevo un PROBLEMA di SCARSA LACRIMAZIONE: la così detta sindrome dell'occhio secco.

Per questo motivo mi sconsigliò la PRK, l'intervento che lui eseguiva normalmente. E ciò perché, non avendo un buon film lacrimale, i tempi di ricostituzione dell'epitelio corneale - che nella Prk viene vaporizzato dal laser - si sarebbero allungati notevolmente, con rischio di contrarre infezioni .

Secondo scienza e coscienza?

A questo punto il dr. X, secondo scienza e coscienza, avrebbe dovuto dirmi una frase del genere: “Signora mi spiace, ma con la pessima lacrimazione che ha non solo le sconsiglio la Prk ma anche ogni altro tipo di intervento di chirurgia refrattiva!

Io avrei recepito il messaggio e abbandonato immediatamente ogni proposito in merito, poiché - come avevo ripetuto più volte - non volevo correre rischi di alcun genere.

E invece le cose andarono in modo molto diverso: il dr. X, che pure vantava una esperienza pluriennale, inspiegabilmente mi propose un intervento laser alternativo alla Prk.

Non si preoccupi - disse rassicurante -, poiché per i casi di OCCHIO SECCO come il suo disponiamo oggi di un'altra tecnica, chiamata LASIK , grazie alla quale si evitano i problemi causati dalla scarsa lacrimazione”.

Nella Lasik, no strofinio con le mani no dislocazione?

Queste in sostanza furono le spiegazioni che mi diede il dr. X, convincendomi che, con l'intervento Lasik in luogo della Prk, non correvo alcun rischio anche in presenza di scarsa lacrimazione.

Da esse si deduce la rassicurante riflessione: “Se NON MI STROFINO gli occhi allora i LEMBI NON SI DISLOCANO. Basta quindi che stia attentissima a non strofinarmi gli occhi (con le mani) e sono a posto !”

E INVECE NON E' COSì ! Soltanto in seguito, a disastro avvenuto, appresi sulla mia pelle e a carissimo prezzo che questa deduzione non è vera in presenza di una lacrimazione di cattiva qualità come la mia.

Prima del disastro non fui minimamente allertata sul fatto che il lembo si potesse spostare da solo dalla sua giusta sede . Ossia che il flap si potesse dislocare anche senza che mi strofinassi gli occhi , a causa della secchezza oculare resa estrema dall'azione del laser .
Nelle mani di uno dei migliori esperti della Lasik

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